Ci può essere, ai nostri occhi di persone di città e appartamento, qualcosa di più anonimo di un gregge di pecore, tutte uguali e sempre insieme? Un gregge di animali senza distinzione.
Eppure un amico mi diceva di aver tenuto per qualche anno delle pecore, che d'estate affidava a un pastore per portarle in montagna. Alla fine del periodo il pastore riconosceva le pecore di uno o dell'altro padrone e spiegava che questa non cammina tanto bene, forse ha un infezione a uno zoccolo, quella è molto selettiva con le erbe, quell'altra non sopporta quelle due...
Gesù oggi ci dice che il suo sguardo su di noi è esattamente quello del pastore, non del padrone che fatica a distinguerle. Infatti non spiega che il pastore protegge le pecore, le guida ai pascoli o le sorveglia, ma che le conosce, e loro conoscono la sua voce.
Quello che Gesù ci promette e sogna non è un'organizzazione efficiente, ma una famiglia intima e calorosa, per il cui capofamiglia nessuno di noi sarà mai semplicemente un numero.
IV Domenica di Pasqua A ⇒Leggi il vangelo secondo Giovanni: 10,1-15
