Il brano dell’incontro di Gesù con una donna samaritana al pozzo di Sicar è giustamente rinomato, e si potrebbero passare ore a spiegare tutto ciò che vi è racchiuso.
Oggi ci lasciamo affascinare soprattutto da un particolare. Nei suoi numerosi tentativi di deviare il discorso di Gesù, la donna afferma: «So che deve venire il messia, ci dirà tutto». È anche un modo per non dar ragione a Gesù e non ribattere, per lasciarsi scivolare addosso le sue possibili provocazioni. Alla fine la donna si lascerà convincere a mettersi in movimento, a rischiare, a sfidare anche i suoi compaesani, ma inizialmente si tiene sulla difensiva. Rimandare al messia le serve a tenersi libera: “Le faremo sapere”.
Ma viene spiazzata da Gesù, che difficilmente nei vangeli ammette la propria realtà, e solitamente solo quando è in catene, quando non sembra credibile: «Sono io». Non c’è solo la dichiarazione su di sé, c’è anche l’invito a cogliere il momento, l’adesso. Narra un aneddoto antico che uno sbruffone si vantava di saper saltare da un piede all’altro del colosso di Rodi, sui due lati dell’ingresso al porto. Un passante lo sfidò: «Fa’ finta che qui sia Rodi, salta qui». Gesù ci sfida a vedere il regno presente adesso, qui, nella mia vita.
Anzi, addirittura, che mi parla. Non qualcosa di esterno, da prendere al volo prima che se vada via, indifferente a me, ma qualcosa che parla a me, che mi stuzzica, che mi chiede di rispondere, di prendere posizione. Ascolta adesso, e rispondi adesso.
Leggi il brano del vangelo ⇒Giovanni capitolo 4,5-42
