L'evangelista Giovanni comprende che sulla risurrezione di Gesù merita pensare con più calma, e accumula diversi racconti al riguardo. Il primo, però, non si limita a ripetere quanto già detto.
Ma innova con una scena inedita. Ci sono Pietro e «il discepolo che Gesù amava», a entrambi i quali viene detto che il sepolcro di Gesù è vuoto. Corrono alla tomba, ma uno arriva prima, però non entra; entra invece Pietro, che constata e non si dice come reagisca. Varca quindi la soglia il suo compagno, che vede e crede.
Spesso si è detto che sono i due approcci ecclesiali: quello più mistico, che arriva prima e fa il salto nella fede, ma non può esimersi dall'altro approccio, più strutturale, che constata, valuta e forse fatica a fare il passo successivo.
Non è una lettura impossibile né (tantomeno!) sbagliata, ma può aprirci ad altro. A Gesù, al Gesù risorto che fonda anche la possibilità di credere nella vita, nel futuro, nella speranza... si può arrivare per vie diverse.
C'è chi preferisce la via più razionale, chi si fida del proprio istinto, chi cerca calore emotivo, chi valuta le prove storiche. Non è importante, come non è importante se chi si interessa a noi sia più attratto dalla nostra capacità argomentativa o dal nostro carattere o dalla pazienza nell'ascoltare... l'importante è che resti in relazione con noi: questa è ciò che ci dà vita.
I giorni di Pasqua sembrano uguali per tutti ed oggettivi, ma non lo sono: ognuno di noi vive in modi diversi non solo il rapporto con Gesù ma anche con le ricorrenze, con Dio stesso, con il senso della nostra esistenza. Non importa. L'importante è la relazione, le modalità sono varie come siamo variegati noi. E nessuna è sbagliata.
Leggi il vangelo di Giovanni ⇒capitolo 20, 1-9
