Nell'ultima cena raccontata da Giovanni c'è un particolare strano, che ci colpisce perché l'evangelista vuole che ci colpisca. Tutti i cristiani, infatti, si aspetterebbero che ci venisse narrata l'eucaristia:
tutti sanno che è stata istituita nell'ultima cena ed è lì che il racconto è arrivato. Giovanni, però, scrive tanti anni dopo gli avvenimenti e probabilmente ha già visto che anche l'eucaristia, come succede a molte cose umane, si era logorato ed era diventato abitudine o, peggio, rito esteriore, che non cambiava le vite umane. Per questo, al posto della condivisione del pane e del vino, di cui ha peraltro già parlato altrove, inserisce la lavanda dei piedi, quasi a suggerire che se non c'è servizio reciproco non c'è comunione con Dio. Anzi, le parole di Gesù insistono proprio sul fatto che a servire è stato il Maestro e Signore: tanto più dovranno servirsi a vicenda i suoi discepoli.
Ma un ultimo (anzi, a dire la verità primo) particolare non deve sfuggirci. Tutto questo, infatti, accade durante la cena, «quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda Iscariota di tradirlo». Gesù lava i piedi anche al suo traditore, si direbbe già sapendo che sarebbe stato tradito. Non si è messo al servizio e non si è donato solo ai buoni, ai quasi perfetti, alla gente a posto, ma anzi a chi gli avrebbe fatto del male. E a fare questo è il Maestro e Signore, che ci indica la strada e la percorre per primo.
Giovedì Santo ⇒Leggi il vangelo secondo Giovanni 13,1-15
