I vangeli di queste domeniche ci fanno incontrare racconti lunghi nei quali Gesù agisce, parla, discute. Racconti che meritano di essere letti e ascoltati per intero.
Infatti sono dotati di ricchezza, suggestioni e profondità. All'interno dell'episodio di questa domenica possiamo però riprendere soprattutto un aspetto. Il cieco guarito da Gesù si è fidato di lui, andando a lavarsi come gli era stato chiesto, ma che non diventerà suo discepolo se non alla fine. Per tutto il brano viene interrogato dalle autorità religiose che prima sperano di essere aiutate a condannare Gesù, poi insultano anche colui che era stato cieco.
E lo insultano perché lui mantiene l'approccio più umano e corretto, quello di guardare con obiettività gli avvenimenti e valutarli senza paura. Vogliono spingerlo a dire che Gesù è un peccatore, e lui ribatte serenamente di non avere la loro competenza. Ma che la guarigione di un cieco non è frutto di opera umana e quindi, a meno che Dio ascolti i peccatori, Gesù peccatore non sembra esserlo.
Semplice, lineare, trasparente. Ho visto questo, e non può significare quello. L'ex mendicante mostra di non aver solo guadagnato una vista fisica che non aveva mai avuto, ma di avere gli occhi della mente capaci di vedere e giudicare bene. Quelli che non mostra alcun altro personaggio dell'episodio, tranne Gesù.
Tante volte anche noi giudichiamo prima di sapere e valutiamo in base a pregiudizi, ma sembra che intorno a Gesù si diventi chiamati a un semplice ma coraggioso spirito di valutazione serena e indipendente. Per diventare persone umane più autentiche.
IV Domenica di Quaresima A ⇒Leggi il vangelo secondo Giovanni 9,1-41
