Tutti gli esseri umani desiderano la pace. Eppure l'umanità è una storia di guerre, e ognuno di noi deve probabilmente ammettere di essere circondato da situazioni di tensione e scontro...
Cosa che non sempre ci limitiamo a subire passivamente. Capiamo allora quanto sia significativo l'annuncio degli angeli ai pastori, che ascoltiamo nuovamente in questi giorni e che ripetiamo a ogni messa festiva: «Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini, che egli ama». Frase breve eppure tanto significativa anche per noi. Intanto perché augura la pienezza. La "gloria" di Dio non è la sua esaltazione, non è fargli i complimenti, ma riconoscerlo per chi è davvero: la gloria di un atleta non è dirgli quanto è forte, ma mostrare le sue imprese sportive. E la gloria divina si accompagna alla pace per gli uomini. Ciò che Dio sogna per noi è la pace, perché ci ama.
Il cuore del primo annuncio ai pastori non parla di religione, non cita i profeti, non spiega l'incarnazione, ma si limita ad annunciare la pace.
Pure, anche il Figlio di Dio, venendo sulla terra, è stato perseguitato fin da bambino. Dovremmo pensare che il Padre è uno che promette senza saper mantenere? Già dall'inizio del vangelo vediamo un Dio che non si permette di agire senza coinvolgere gli esseri umani (Gesù non verrebbe nel mondo se Maria non dicesse "sì"). Rispetta la nostra libertà fino in fondo. La pace piena che promette sarà un dono che, pienamente, si compirà fuori dalla storia.
Ma quanto più noi costruiamo la pace ora, tanto più ci avviciniamo al paradiso, iniziamo a farlo scendere nella storia già adesso: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio», in quanto fanno ciò che fa Dio. Nessuno di noi probabilmente sarà chiamato a risolvere la strage di Gaza o la guerra di Ucraina. Ma ognuno di noi è responsabile del nostro piccolo mondo nel quale odi e gelosie e ripicche sono di casa. Ogni gesto di pace ci rende più simili a Dio e più vicini ad un paradiso già in terra.
IV Domenica di Avvento A ⇒Leggi il vangelo secondo Luca 2, 1-14
