Ma noi ci fideremmo di un sogno? Esiste qualcosa di più evanescente e inaffidabile? Eppure è ciò che ci viene detto che ha fatto Giuseppe, "giusto". La sua giustizia per noi non risulta più troppo comprensibile:
per la legge ebraica, però, la benedizione divina passava di padre in figlio. Riconoscere come proprio figlio uno che non lo era avrebbe significato "prendere in giro" Dio, ma denunciare che non lo era voleva dire condannare a morte Maria come adultera. Capiamo allora che Giuseppe non si trova "solo" davanti alla certezza di essere stato tradito, ma addirittura a un dilemma religioso. E quello a cui ricorre è un trucco ingegnoso e buono: la ripudia, ma in segreto. Così, prima che si scopra che Maria è incinta, il padre del bambino fa in tempo a sposarla e salvarla. È un modo astuto ed elaborato per salvare tutto.
Ma il suo sogno stravolge ogni calcolo.
E che cosa fa lui? La scelta più piccola e spettacolare: si fida. Di un'intuizione, di un sogno, della possibilità della trasparenza e sincerità altrui anche oltre ogni verosimiglianza.
Noi continuiamo a ripeterci che "Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio", ma poi viviamo bene là dove possiamo fidarci di chi incontriamo e sentiamo che si fidano di noi.
Vivere quella fiducia è allora anticipare il paradiso, in quella serenità che è stata di Giuseppe, fiducioso oltre ogni verosimiglianza. E se è vero che non di tutti possiamo fidarci, e che la fiducia dell'adulto è profonda e difficile proprio perché consapevole che potrebbe essere tradito, Giuseppe ci dice che decidere di fidarci è anche la scelta più profondamente umana che ci troviamo davanti.
IV Domenica di Avvento A ⇒Leggi il vangelo secondo Matteo 1,18-24
