Inizio dell'anno, tempo opportuno per nuovi propositi, per programmi, bilanci, oroscopi... in ognuno dei quali, se ci facciamo caso, ragioniamo alla prima persona singolare: "Il mio bilancio", "i miei propositi".
Certo, non possiamo prenderci impegni per altri, ma viviamo in un contesto in cui sembra che a essere significativa sia la mia personale esistenza. E ciò è un po' paradossale, oggi, in cui la ricerca scientifica, i progetti politici o economici, persino le imprese personali di sport individuali dipendono sempre di più da un lavoro di squadra. E in cui nessuno di noi saprebbe procurarsi da solo cibo e protezione.
Quanto può allora essere stimolante il confronto con un personaggio fortemente carismatico (al punto da affascinare lo stesso Gesù...!), molto popolare e circondato da un numero notevole di discepoli, che in tutta schiettezza dice «Non sono io la luce. Chi viene dopo di me mi è passato davanti».
È l'esempio di chi sa che il suo lavoro è fondamentale, ineliminabile, ma non dice tutto, anzi può non essere neppure il centro del discorso. Questo approccio diventa insieme responsabilizzante ma anche liberante, perché il mio contributo è necessario, ma non tutto dipende da me. Chissà se è per questo che Gesù definì il Battista "il più grande tra i figli dell'uomo"!
II domenica del tempo di Natale, anno A ⇒Si può leggere il vangelo secondo Giovanni, capitolo 1, versetti dall'1 al 18 ma soprattutto i vv. 7-8 e 14-15
