Ma è una cosa bella o brutta, che arrivi il "figlio dell'uomo"? Gesù amava definirsi così... e in questo vangelo sembra presentare il suo ritorno come qualcosa di terribile: come un ladro, come il diluvio...
Gesù, che è un uomo del suo tempo, rimanda al genere delle apocalissi, allora molto popolare, come potrebbero esserlo per noi i "gialli". In quel genere, l'arrivo di Dio era sempre qualcosa di terribile.
In tutto il vangelo, però, vediamo l'incontro con lui che trasforma le persone, che porta sempre solo conseguenze positive... E anche qui, la venuta del "figlio dell'uomo" non porta catastrofi, ma semplicemente che un uomo è preso, l'altro lasciato. Chissà se l'altro si accorge di ciò che è accaduto. Il peggio sarebbe non essersene neppure accorti: nessun rimpianto, ma un'occasione persa.
Questo vangelo, all'inizio del cammino verso il Natale, forse vuole dirci proprio questo: Gesù non arriverà semplicemente il 25 dicembre, ma potrebbe arrivare in qualunque momento, negli eventi delle nostre giornate, negli incontri che faremo. Bisognerà però essere attenti per vederlo, così da non farcelo sfuggire. Il bello e la vita di Dio ci attendono anche oggi, ma potremmo non accorgercene, se non tenessimo gli occhi aperti e i sensi svegli.
