La figura di Giovanni il Battezzatore ha colpito anche la prima chiesa, anzi ha colpito lo stesso Gesù, che è andato a farsi battezzare insieme agli altri. Ad attrarre era probabilmente la durezza e la coerenza;
l'impressione di una vicinanza al cuore di Dio, ruvido ma anche generoso, ruvido perché autenticamente generoso. Si capisce che tutti e quattro gli evangelisti ne siano in qualche modo imbarazzati: come mai anche Gesù è andato a farsi battezzare? Allora Gesù lo ha riconosciuto come maestro? È una religiosità arcaica, anche Gesù lo era? Nello stesso tempo, però, tutti e quattro gli evangelisti non possono evitare di parlare di Giovanni, che evidentemente ha segnato il loro stesso Signore.
Tra le formule dure che gli sono attribuite, il vangelo di Matteo ne riporta una che probabilmente potrebbe suonare scomoda ancora per noi oggi. «Non crediate di poter dire: "Abbiamo Abramo come padre!"».
È una tentazione sempre, quella di poter dire che, al di là della fatica e dell'impegno, noi siamo di quelli di dentro. Perché siamo stati battezzati, perché andiamo a messa tutte le domeniche, perché preghiamo tutti i giorni, perché approfondiamo la nostra fede... Quasi come se dicessimo "Ho i documenti a posto, ho il pass per entrare, garantisce Abramo".
Il Battista su questo è feroce: «Se fosse questione di passaporto, Dio potrebbe crearlo dal nulla». Il punto è semmai la coerenza della nostra vita con quel passaporto. Probabilmente su molte questioni ci sentiamo di aderire a ciò che dice il vangelo. Ma il Battista ci guarda sempre a muso duro: "Davvero è quello che credi, è quello che pensi? Sei coerente con ciò che dici di pensare?". In preparazione al Natale, che rischia di essere una festa esteriore e formale, è un richiamo ruvido ma molto opportuno. Scomodo ma verace.
II Domenica di Avvento A ⇒Leggi il vangelo secondo Matteo 3,1-12
