La tenacia dei genitori di Giulio Regeni regge da 10 anni. Ho appena visto il film che parla di questa storia. La convinzione di rendere giustizia a uno studente appassionato di 18 anni, ne avrebbe 28.
Non un tentennamento. Ad Alessandra Ballerini, la loro avvocatessa, qualcuno ha suggerito di non insistere ulteriormente, di lasciarli in pace, di non continuare a “coltivare” un dolore inconsolabile quale è la perdita di un giovane figlio. Nel 2017 non si sapevano ancora tante cose. Ora se ne conoscono di più.
Paola e Claudio Regeni sanno benissimo che nulla potrà ridare il figlio. Ma la loro strenua ricerca di verità, cercata con ostinazione, bussando a tante porte, sondando tutte le giustificazioni, serve a sancire i diritti di ognuno di noi. Si tratta di una strada che, se percorsa una volta, potrà esserlo ancora altre.
Nel film non una loro lacrima, ci sono quelle di altri che conoscevano Giulio. C’è la forza sovrumana di due genitori che hanno fatto di questo percorso un motivo di vita, “il motivo di vita” senza guardare in faccia nessuno, senza spaventarsi di nulla dopo aver scoperto come è stato “giustiziato” Giulio.
Ci insegnano a non scoraggiarci, a non demordere, a non girarci dall’altra parte pensando che non interessi. Il senso civico di questi due friulani travalica i confini, supera la ricerca di una pace interiore che può venire soltanto quando tutta la verità emergerà.
Ora ne sappiamo di più e sappiamo che dipende da ognuno di noi andare fino in fondo, farsi garante della verità dei fatti in cui ci imbattiamo.
