di Angelo Fracchia

AmiamociLe vite umane spesso si complicano follemente, nel tentativo di restare concrete. Quali regole dobbiamo rispettare per restare cristiani? O buoni cittadini italiani? Tante.

Ma, in fondo, rispettiamo anche delle altre regole nelle nostre vite di comunità, di famiglia, di convivenza con colleghi di lavoro, di studio...
In qualche caso pensiamo che queste regole siano più importanti, perché ne va del nostro rapporto con noi stessi, la nostra coscienza, con Dio, e rischiamo di viverle con più ansia ancora.
È prezioso allora il vangelo di oggi in cui Gesù sostanzialmente ci riporta al cuore del discorso. Pensiamo a una famiglia. Ha tante regole che i suoi membri devono rispettare, per il bene della convivenza. Ma c’è una norma, troppo spesso lasciata a lungo sottintesa, che dovrebbe ogni tanto essere ricordata: “Rispettiamo queste regole perché ci vogliamo bene”. O addirittura, “vogliamo volerci bene”. E se lavo i piatti al martedì e al giovedì, magari è perché la mamma mi obbliga, ma, più in profondità, perché voglio che almeno quel giorno non li debba lavare lei.
Le regole in una religione sono spesso tante. Ma Gesù ritorna all’essenziale: “Amatevi; anche io ho amato voi, come il Padre ha amato me. Sono persino finito in croce per ‘ubbidirgli’, ma in ultimo perché lo amavo, e perché amavo voi. E se vi amate, e amate me, entrate in questo circolo d’amore in cui diventerete come noi, inseriti nella Trinità”.
VI Domenica di Pasqua B Leggi il vangelo secondo Giovanni 15,9-17

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