di Angelo Fracchia

Pace a voiL’essere umano fa da sempre i conti con il dilemma del dolore: ci sono sofferenze che mostrano, al di là, il frutto (il contadino che suda e si rompe la schiena sulla terra,...

sa che però quel lavoro gli procurerà del cibo), ma ci sono anche sofferenze che sembrano veramente inutili (la grandine sui frutti maturi, una malattia pesante, un incidente... una pandemia).
Inutile, a ben guardare, ci sembra anche la sofferenza di Gesù: ma se sei Dio, perché non li abbagli tutti e te ne vai? Se il tuo destino è la vita, perché prima devi soffrire? È il senso profondo delle tentazioni già all’inizio del ministero di Gesù, dopo il battesimo.
Inoltre, Gesù sembra provocarci, dicendo che nelle Scritture c’era già prevista la sua sofferenza. Per quanto ci si sforzi, però, nell’Antico Testamento le cose, scritte proprio così, non si trovano. E allora?
Allora forse di nuovo Gesù ha capito meglio di noi. Ha capito che nell’Antico Testamento, forse, non c’è scritto che il Cristo dovesse soffrire (ci sono un paio di pagine che potrebbero essere interpretate così). Ma c’è scritto che Dio è coinvolto nella vita degli esseri umani, non se ne tira fuori. E allora, siccome la nostra vita è segnata anche da tanta sofferenza che sembra insensata, Dio non poteva non farla sua. Non si è fatto uomo perché ha gambe e braccia;si è fatto uomo perché ha sperimentato la grandezza dei nostri desideri, delle nostre passioni, e quindi anche delle nostre sofferenze e delusioni. Ci è passato, le conosce, ci conosce.
Per quello, quando siamo turbati e confusi, quando non sappiamo più che pesci prendere, quando sentiamo solo il bisogno di piangere e siamo stanchi di provare a farcela, compare in mezzo a noi e dice: «Pace a voi». E ripete che l’ultima parola delle sofferenze insensate è la vita piena, la risurrezione.
III Domenica di Pasqua B Leggi il vangelo secondo Luca 24,35-48

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