di Angelo Fracchia

Fatica a credereAlle sorprese e notizie più belle nella nostra vita, spesso fatichiamo a credere. Addirittura, non vogliamo o non riusciamo a vederle. Un po’ perché il mugugno ci lascia la sensazione di essere in credito,...

ci autorizza al cattivo umore, non ci costringe a guardarci intorno, non ci chiede di condividere o ringraziare. E un po’ perché ci abituiamo.
Pensiamo a questo nostro ultimo anno: possiamo lamentare la mancanza di libertà, l’allontanamento reciproco, le occasioni perse, i malati e i morti (di Covid, e delle malattie che c’erano già e non possono più essere curate come meriterebbero). Tutto vero, e tutto sembra autorizzarci a prenderci qualche licenza in più, o almeno a restare nel nostro egoismo.
Potremmo però anche accorgerci di quanto l’umanità sia stata capace di collaborare per elaborare un vaccino in tempi rapidissimi; vedere quanti si sono donati con abnegazione e rischio personale per il bene degli altri; con quanto rigore e generosità bambini e ragazzi si sono adeguati alle regole; quanti hanno scovato modi diversi per farsi sentire vicini; quanti gesti d’affetto anche in chi era oberato da fatica e responsabilità.
La risurrezione dice anche che il bene nel mondo c’è. E spinge a scommettere sul bene, sulle persone, sul futuro, spinge ad allargare lo sguardo oltre a noi, per una vita più piena e più bella per noi e per chi ci sta intorno.
Ma si può anche contemplare tutto ciò che è successo e restarcene perplessi, dubbiosi. Come Pietro, che pure era il primo degli apostoli. Si può sapere che il sepolcro di Gesù è vuoto, che sudario e lenzuolo sono stati riposti in ordine da una parte... e non capire neppure ciò che si diceva nell’Antico Testamento sull’amore di Dio per la vita.
Ancora una volta, siamo chiamati a guardare, ma anche a provare a capire, a non essere più increduli, ma credenti.
Domenica di Risurrezione anno B Leggi il Vangelo secondo Giovanni 20,1-9

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