di Angelo Fracchia

Il dubbio e la fiduciaAlla fine del vangelo, Matteo conclude tutto in poche righe: Gesù appare ai discepoli in Galilea, li invia alle genti, allude alla fine del mondo, tutto in quattro versetti.

Non si racconta neanche l’ascensione (e notiamo quanto sia paradossale che in questa festa leggiamo un vangelo che la salta...).
Che cosa dovremmo pensarne? Che l’evangelista aveva finito lo spazio a disposizione? Che si era stancato di scrivere? Che non gli piace stravincere e non voleva insistere con l’immagine del crocifisso che risorge?
Si può dire che il nocciolo del vangelo, della comunicazione che da Dio raggiunge l’umanità, non viene in effetti dal Cristo trionfante, ma dal Gesù che percorre le strade della storia nelle discussioni, nei banchetti, negli incontri, nella sofferenza, nella fatica... In ogni caso, ci risulta chiaro che alla fine Matteo non si dilunga, elenca solo gli elementi essenziali, e di corsa: Gesù incontra di nuovo i suoi, li manda ad annunciare e battezzare, poi promette che sarà comunque presente.
Ma lì in mezzo si infila qualcosa che davvero non ci saremmo immaginati, soprattutto in un racconto così essenziale e stringato. Gesù incontra finalmente i discepoli, rimasti undici, che si prostrano a terra, con un gesto che era riservato all’adorazione a Dio. Tutto finito? «Essi però dubitarono». Bisogna leggere due volte la frase, per crederci. Tutto è a posto, tutto sistemato, la vita ha vinto, Gesù è il Signore del mondo, coloro che si erano dispersi dopo aver vissuto tre anni con lui sono stati di nuovo radunati e vengono inviati a evangelizzare e battezzare... ed essi dubitano?
Passato lo sconcerto, possiamo accogliere la provocazione di Matteo. Sapere che Gesù è risorto non dissipa le incertezze. Possiamo immaginare di aver fantasticato, che il sepolcro non sia vuoto o che semplicemente abbiano spostato il cadavere. Conoscere il vangelo non ci garantisce di non essere soli e abbandonati. Noi continuiamo a vivere nella storia, e avere la promessa che finirà bene non ce ne assicura la certezza. Dobbiamo fidarci di una promessa. Ma chi deve fidarsi, è lecito che dubiti. Dio lo sa, e non smette di mandare ad evangelizzare anche coloro che dubitano. Forse, soprattutto coloro che dubitano, perché la fiducia non è sicurezza. Le macchine eseguono, le persone si fidano. E Gesù ha sempre cercato persone autentiche, non automi ubbidienti.
Ascensione del Signore, anno A Leggi il vangelo secondo Matteo 28,16-20

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter
Scroll Up