di Angelo Fracchia

Promessa dello Spirito Santo«Se mi amate, osservate i miei comandamenti... Io pregherò il Padre e vi darà un Paraclito perché stia con voi sempre». Verrebbero da fare tre osservazioni. Intanto, è tutto un intrecciarsi di relazioni.

I discepoli vogliono bene a Gesù, Gesù va a intercedere per loro con il Padre, perché lo Spirito Santo scenda nel mondo... Non è una catena di ordini, è uno scambiarsi di abbracci, come quando mandiamo i saluti a un amico tramite un altro amico. Non potremmo semplicemente telefonare? Potremmo, ma un saluto personale, mandato attraverso uno che non è ancora conosciuto, lo inserisce in una rete di affetti.
Poi, il Paraclito. Qualcuno lo traduce con “avvocato”, e fa anche bene perché era questo che significava. Ma in quel mondo l’avvocato non parlava al posto dell’imputato, che magari non capisce niente del processo, come succede per noi. In quel mondo chi era sotto processo doveva difendersi da solo, ma poteva avere accanto uno che gli scriveva il discorso, lo incoraggiava, gli stava accanto, appunto, lo sosteneva. Gesù non promette uno Spirito che si sostituisca a me, ma una presenza che non mi lascerà mai solo.
E infine, «il mondo non lo vede e non lo conosce». Non perché lo Spirito Santo voglia nascondersi. Ma perché non si impone, non obbliga ad ammetterne la presenza. Come l’amore, l’amicizia, i sentimenti, le paure e le passioni interiori. A chi le volesse negare, non potremmo opporre delle prove. C’è chi ci prende in giro sostenendo che siano invenzioni, ma in fondo dimostrano solo la propria povertà. Perché chi sperimenta ciò che non si vede, chi quelle dimensioni le conosce, sa quanto siano autentiche e trascinanti, quanto ci facciano ricchi.
VI Domenica di Pasqua A Leggi il vangelo secondo Giovanni 14,15-21

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