di Angelo Fracchia

Io sono la via, la verità e la vita«Avevo paura di morire, ce l’ho ancora. Ma in quel momento, in cui sentivo la morte vicina e sapevo di essere sul confine... avevo in me due sensazioni certe.

Una grande fiducia. Io la chiamo fede in Dio, ma era fiducia di non essere solo. E la gratitudine per le persone che erano in relazione con me, che pregavano per me, che avevo conosciuto. Fede e relazioni, questo resta».
A parlare così è un vescovo (ma l’essere vescovo non aggiunge nulla alla sua fede personale), ammalatosi di Covid19 al punto da essere in serissimo pericolo di vita. Di tutta la sua esistenza, piena di tante belle realizzazioni, queste due erano ciò che restava.
Non è assolutamente un caso che il vangelo della quinta domenica di Pasqua le leghi insieme. Gesù, infatti, parla a lungo, e se vogliamo anche con un certo disordine, del suo legame con i discepoli e di quello con il Padre, che permette che anche i credenti e il Padre entrino in un legame autentico. Non dice mai che cosa bisogna fare o credere. Concentra tutto sulla relazione, sul conoscersi, sullo stare insieme. Perché la grande sorpresa del Vangelo è che il Dio di Gesù non chiede per sé preghiere, onori o sacrifici, ma solo comunione con l’uomo. Come un amico, come un amante, chiede solo di frequentarsi, di stare insieme. «Stai con me. E starò con te. Insieme».
V Domenica di Pasqua A Leggi il vangelo secondo Giovanni 14,1-12

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