di Angelo Fracchia

Se uno mi ama, sarà amatoC'è poco da fare, abbiamo dentro l'idea che Dio sia un padrone da trattare bene perché pericoloso. Capace di essere generoso e pagare largamente, ma anche di castigare largamente.

Ci portiamo dentro questa immagine, al punto che rischiamo di non sentire ciò che Gesù ci dice nel vangelo, e che è diverso.
Gesù parla, è vero, di comandamenti. Ma non dice che chi li rispetta sarà premiato. Parla non di premio o di castigo ma di amore; e, in realtà, ne parla in ordine inverso. "Chi mi ama, osserverà i miei comandamenti". Al primo posto c'è l'amore. Come nelle relazioni autentiche e profonde, Gesù pensa che si possa stare a delle regole soltanto se si decide, prima e più in profondità, di stare in quella relazione. Le regole sono importanti per la concretezza della vita, ma non sono il cuore del discorso.
Discorso che, poi, si allarga ancora. Gesù non dice che se osserveremo i comandamenti verremo premiati, ma "Se uno mi ama... il Padre mio lo amerà". Dio non si concentra sull'ubbidienza o sul rispetto che dovremmo rendergli. Dio è interessato all'amore. E l'amore non può esprimersi se l'altro non si apre all'amore. Dio non può amarci se non ci lasciamo amare. Ma se lo amiamo, la sua risposta sarà amarci. Anzi, non dobbiamo neppure conquistarlo, convincerlo, perché è già la sua intenzione. È già innamorato di noi, ma aspetta che decidiamo di lasciarci amare.
Togliamoci dalla testa le idee di dovere, di onore da rendere, di paura. Dio parla d'amore. Vuole essere amato per amare; ama per rendere l'amato capace di amare; tutto il resto sarà solo una conseguenza.

Domenica di Pentecoste C Leggi il vangelo secondo Giovanni 14,15-16.23-26

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