di Angelo Fracchia

Ascensione, attesa dello Spirito SantoGesù che sale al cielo lascia ai discepoli alcune raccomandazioni, che ci possono sembrare anche strane. Proviamo a immaginare: i discepoli pensavano che con la morte di Gesù tutto fosse finito,...

i loro sogni stroncati. Poi, a fatica, lo vedono risorto. Che cosa potremmo immaginare di fare, in una condizione del genere? Quale entusiasmo, quali progetti, quali prospettive si aprivano davanti a loro?
Eppure Gesù li lascia, non resterà sulla terra. E, insieme, nel lasciarli, guarda non solo avanti ma anche indietro, a come la Bibbia anticipasse ciò che era accaduto. Poi, certo, guarda anche avanti, a colui che il Padre ha promesso, a una presenza di Dio nella vita dei suoi credenti, anche se è una presenza strana, sfuggente, da capire ancora.
E poi, in particolare, li invita a restare in città (a Gerusalemme, quindi non nella Galilea di cui erano originari) e ad aspettare. Aspettare! Tutto sembra finalmente chiaro, semplice, tutto sembra essere stato vinto, eppure Gesù invita alla pazienza. Tutto è già dato, ma tutto resta ancora da scrivere; non si sarà soli, ma per vedere Dio all'opera occorrerà restare lontani dalla propria comodità, e soprattutto avere la pazienza di aspettare. Quando siamo nella fatica, quando tutto sembra andare male e mettere in crisi, può sembrarci più semplice restare fermi; ma Gesù invita a stare fermi anche quando si è ormai mostrato risorto. Aspettare e pazientare: Dio si mostrerà.
Ascensione, anno C Leggi il vangelo secondo Luca 24,46-53

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