di Angelo Fracchia

Vi lascio la mia paceGesù non si limita a dire che darà la pace, promessa che chiunque ama prova a garantire all'amato. Precisa che darà la "sua" pace. Cioè?
«Ti proteggerò dai turbamenti, dalle ingiustizie e...

dagli inganni, dai dolori e dai tuoi sbalzi di umore...», sono le parole di un cantautore italiano che a volte si risentono nei matrimoni.
Bellissimo, ma illusorio.
Gesù è più schietto. Dice che lascerà i suoi discepoli, e che di questo loro dovrebbero rallegrarsi. Perché il Padre è più grande di Gesù, il dominio sul male che Gesù aveva mostrato nella sua vita è affidato a qualcuno di ancora più forte e pieno di amore. E perché questo comporta che tra noi venga il "paraclito", quell'avvocato difensore che nell'antichità non poteva parlare al posto dell'accusato, ma poteva mettersi accanto a lui e suggerirgli le parole. E non a caso Gesù invita a non mantenere il turbamento del "cuore", che per gli ebrei era non la sede dei sentimenti (che stavano nella pancia) ma delle decisioni, di quel punto che sta a metà tra pancia e testa.
Gesù non promette che ci toglierà gli affanni, ma che avremo la forza di viverci dentro e superarli. Non ci dice che non saremo spaventati, ma che sapremo prendere decisioni. Non ci garantisce che non subiremo prove, ma che avremo accanto un sostegno che non farà al posto nostro, ma insieme a noi.
VI Domenica di Pasqua C Leggi il vangelo secondo Giovanni 14,23-29

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