di Angelo Fracchia

SeguimiDopo la risurrezione, potrebbe sembrare che tutto sia chiaro. E invece no. La prima decisione di Pietro, il primo dei dodici, è quella di tornare indietro. Va a pescare.

Peraltro, non prende niente finché non compare quello che sembra uno sconosciuto, che chiede loro dei pesci e che poi li invita a buttare ancora le reti. Allora lo riconoscono, e devono cogliere che Gesù non aveva bisogno dei loro pesci che, pure, aveva chiesto.
Ci aiuta a capire il dialogo che segue. "Pietro, mi ami più di costoro?". Come si fa a rispondere a una domanda del genere? Bisogna riconoscere a Pietro che, col tempo, si è fatto più umile: "Sai che ti voglio bene". Evitiamo di fare confronti, e riduciamo la forza del sentimento. "Pietro, mi ami?". Ti concedo di evitarti confronti, ma almeno mi ami? "Sai che ti voglio bene". E per la terza volta: "Simone, mi vuoi bene?". Gesù scende a patti, riduce le proprie pretese, perché non vuole perdere il rapporto con Pietro.
Questo è ciò che conta. Tanto che quando Pietro chiede chiarimenti su che cosa succederà a un altro discepolo, Gesù lo riporta al centro: "Che ti importa? Tu seguimi!".
Gesù non avrebbe bisogno delle nostre preghiere o liturgie; ha però bisogno del rapporto con noi. E ci fa intuire che anche noi abbiamo bisogno del rapporto con lui. Questo è il centro, questa è l'unica cosa che conta.
III Domenica di Pasqua C Leggi il vangelo secondo Giovanni 21,1-19

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