di Angelo Fracchia

Correvano i due discepoli«Correvano insieme tutti e due, Simon Pietro e l'altro discepolo, che Gesù amava». Come spesso nel vangelo di Giovanni, i personaggi rimandano anche ad altro.

Pietro è il portavoce dei Dodici, il punto di riferimento "istituzionale", in qualche modo l'ufficialità e l'esteriorità del gruppo di discepoli. Non a caso fin dai primi padri della Chiesa si vede in Pietro il simbolo dell'autorità ecclesiale, del papato, della chiesa come struttura.
Dietro al "discepolo che Gesù amava" si è spesso visto l'autore del vangelo, ma dobbiamo ammettere che anche lui è probabilmente un simbolo. Qual è il discepolo che Gesù ama? Non saranno tutti? Semplicemente, quando si parla di lui si parla del discepolo in genere, di colui che di Gesù si fida. Anche in lui i padri della chiesa hanno visto un emblema, quello della Chiesa che crede, non strutturata, più intuitiva, più mistica e spirituale.
Noi da che parte stiamo? Ma ha senso pensarci da una parte o dall'altra? Non siamo forse sempre un po' di tutti e due? Siamo quelli che prendono posizione, che difendono punti fermi, che hanno certezze, ma anche che cercano, si spaventano, si innamorano e si fidano. E le due cose insieme. Pietro e "il discepolo che Gesù amava" abitano entrambi nel nostro cuore.
Per incontrare il sepolcro vuoto, corrono insieme. Uno arriva prima, l'altro entra, registra e constata, il primo entra dopo ma crede. Contro alle semplificazioni anche del nostro tempo, il vangelo ci ricorda che nella nostra vita cuore e cervello viaggiano insieme: uno arriverà un po' prima, l'altro procederà più avanti, ma solo insieme possono incontrare l'uomo completo che è Gesù.
Domenica di Risurrezione anno C Leggi il Vangelo secondo Giovanni 20,1-9

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