di Angelo Fracchia

Spesso pensiamo alla sorte che è promessa per noi con idee che non ci sono state promesse. E il rischio diventa ovviamente di andare fuori strada. Nel vangelo, ad esempio, si prospetta per l'uomo...

la vita eterna;se però la mescoliamo con l'idea (non biblica) di un uomo divisibile in anima (immortale) e corpo (deperibile), finiamo inevitabilmente di pensare che sia l'anima la nostra realtà autentica, e che quindi il corpo non conti poi molto...
Ma Gesù si fa toccare, mangia, non è uno spirito. Perché, in realtà, noi non siamo mai puri spiriti, siamo questo nostro corpo che è un tramite inevitabile per entrare in contatto con gli altri, anche se spesso è un tramite pesante, poco trasparente, molto condizionante. Posso essere animato dai migliori sentimenti e generosità, ma devo mangiare, dormire, fare i conti con i fraintendimenti, le malattie, l'invecchiamento, la morte...
Gesù si mostra in un corpo che non lo condiziona più: passa attraverso porte chiuse a chiave, pur mangiando e facendosi toccare.
E ritorna dai suoi, non va a convincere chi lo ha messo a morte ma ritorna dai suoi amici.
È ciò che promette per noi: nella vita piena non dimenticheremo i nostri cari né la nostra storia, non saremo una cosa diversa da ciò che siamo adesso. Solo, questo nostro corpo sarà un tramite finalmente all'altezza del nostro amore e dei nostri desideri.
III Domenica di Pasqua B Leggi il vangelo secondo Luca 24,35-48

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