di Angelo Fracchia

Ma, alla fine, Tommaso era cattivo o bravo? Si sentono spesso opinioni diverse. Ovviamente Tommaso viene spesso citato come esempio di mancanza di fede, come colui che ha bisogno...

di mettere mano nel costato e dita al posto dei chiodi. Non c'è dubbio che anche il vangelo, almeno a prima vista, dia un giudizio simile sull'apostolo. Però è poi vero che nessuno, in tutti i vangeli, arriva mai a una professione di fede tanto esplicita ed estrema quanto lui: «Mio Signore e mio Dio» non è un semplice riconoscere Gesù come maestro... è invece una affermazione che soltanto Paolo arriverà a formulare. Peraltro, il vangelo non ci dice che abbia davvero messo il dito al posto dei chiodi: vede Gesù, e gli basta per tirare tutte le conclusioni possibili.
Un primo insegnamento, allora, questa pagina può offrircelo: anche se spesso proprio i vangeli ragionano in quel modo semita "a bianco o nero", la storia resta da scrivere, nessuno è definitivamente buono o cattivo.
Ma il secondo insegnamento è più importante ancora. Come vediamo anche percorrendo le vite dei grandi personaggi biblici, a decidere sulla bontà o cattiveria della persona non è la perfezione morale, ma la capacità di cercare ancora e sempre la relazione con Dio, rimettersi in discussione, ammettere di aver sbagliato. Dio non cerca schiavi che lo servano senza mai sbagliare; vuole invece persone vere che lo amino, anche con tutti i loro limiti ed errori.
II Domenica di PASQUA B Leggi il vangelo secondo Giovanni 20,19-31

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