di Angelo Fracchia

Ultimo atto del vangelo di Matteo: Gesù, risorto, sale al cielo. Può sempre essere interessante provare a metterci al suo posto, a immaginare che cosa,...

nella sua situazione, avremmo fatto o detto noi. Possiamo così scoprire quanto la sua umanità spesso ci sorprenda, e non nella direzione che potremmo pensare. Noi forse avremmo sfruttato quell'ultimo momento per confermare di essere stati i più forti, i vincenti; e ne avremmo approfittato per lasciare un riassunto delle nostre volontà, a mo' di catechismo.
Gesù, in effetti, sembra iniziare ad andare in quella direzione: «Mi è stato dato ogni potere». Questa osservazione non diventa però lo spunto per rimarcare quanto è bravo e forte. Diventa, è vero, lo stimolo per invitare a predicare, il che potremmo anche intenderlo come "conquista" del mondo, nel nome della Trinità (quasi come formula magica?) e poi insegnando a tutti a ubbidire. Ma subito diventa chiaro che non è così. Perché la parola finale non parla di vittoria, ma di compagnia: «Io sarò con voi». E se allora torniamo indietro scopriamo che la formula della Trinità non è una formula magica, ma dice che anche Dio, in sé, è relazione. Non si parla di Creatore, di Redentore e di Ispiratore, ma di Padre e Figlio, in relazione, e dello Spirito che fa entrare anche noi in quella relazione. «Ciò che vi ho comandato» non è allora una serie di indicazioni morali, ma innanzi tutto quel comandamento dell'amore che è prezioso perché ci fa vivere bene, come vive Dio.
Perché a Dio interessa solo una cosa: vivere in relazione con noi. E la promessa che ci fa è la più toccante che l'essere umano possa sentirsi rivolgere: "Io ci sarò, sarò con te".
VII Domenica di Pasqua A: Ascensione del Signore Leggi il vangelo secondo Matteo 28,16-20

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