di Costanza Lerda

Ristorante "La Gallina spennata" - TorinoRakib vendeva rose andando di ristorante in ristorante la sera, a Torino. Arrivato nel 2007 dal Bangladesh, a diciotto anni, non conosceva l’italiano e non aveva neanche i vestiti adatti...

a ripararsi dal freddo. La sua famiglia, non povera nel suo paese, aveva pagato molto per quel viaggio. Ma a Torino il posto di lavoro promesso non esisteva. Si adatta a qualsiasi lavoro, tanta fatica, tante ore, pochi soldi. Vive con altri connazionali in un alloggio sovraffollato.
Per telefono, ai suoi però dice che va tutto bene: «Non volevo né deluderli, né farli soffrire».
Poi la proposta, che accetta, di vendere rose a 50 centesimi per fiore, passando da un locale all’altro.
Il 2 marzo 2009, al ristorante Scannabue, locale rinomato in città, una cuoca non si presenta al lavoro. Il proprietario invita Rakib a posare le rose e ad andare in cucina. Accetta. Ha tanta voglia di provarsi. Incontra difficoltà per la lingua e perché è un po’ lento nel lavoro. Ce la mette tutta: studia italiano, consegue la licenza media e anche un diploma. Al mattino a scuola, dal pomeriggio fino a mezzanotte al ristorante e poi i compiti, prima di dormire.
Diventa bravo, il proprietario del ristorante, quando apre un nuovo locale, lo promuove chef e poi gli propone di diventarne socio al 20%. Accetta, è oggi un cuoco imprenditore, di 31 anni al ristorante “La Gallina Scannata”.
Abita a San Salvario, in un grande alloggio. Ritiene l’Italia il suo paese. Vorrebbe poter accogliere suo fratello più piccolo per essergli da guida per l’inserimento, mentre lui ha dovuto sbrigarsi da solo.

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