di Costanza Lerda

Genova: no armiLa notizia è della scorsa primavera. Un gruppo organizzato di lavoratori ha deciso di rifiutare il carico di armi sulle navi destinate a Paesi in guerra. Lo hanno fatto più volte da un po’ di tempo.

E sono convinti di continuare. Siamo a Genova, al porto. Avevano già bloccato nel corso del 2019 il carico di materiali militari nel porto ad una nave saudita. In contatto con altri lavoratori europei: «Non vogliamo essere complici con il nostro lavoro di un mercato che uccide le persone» dicono.
Ne parla Josè Nivoi, delegato sindacale della Filt-Cgil e componente del collettivo autonomo lavoratori portuali di Genova. Si sono documentati seriamente da quando, quattro anni or sono, scoprirono un grosso traffico di fuoristrada utilizzati nel conflitto libico. «Non vogliamo essere un ingranaggio del sistema della filiera delle armi, ma un granello di sabbia che mette in tilt un sistema... che foraggia guerre terribili».
Lamentano però una coscienza pubblica disattenta, addormentata. Tutti i cittadini dovrebbero invece sentire questa battaglia come propria. Vogliono rimanere fedeli alla nostra Costituzione e alle leggi che proibiscono il commercio di armi. Vorrebbero parlare ai giovani nelle università per renderli consapevoli.
Abbiamo da lavorare e da stare attenti anche noi tutti. Abbiamo da prendere esempio da questi lavoratori, abbiamo da tenere gli occhi aperti a quanto ci accade attorno. Abbiamo da solidarizzare con chi si impegna in prima persona.
Informarsi ed agire sono i due termini della questione. Bisogna essere determinati e coraggiosi.

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