di Costanza Lerda

Aeham Ahmad Struggente, a tratti melanconica, coinvolgente, nonostante l’ostacolo della lingua, la musica e la poetica dell’artista, si espande nella tenuta estiva della Fondazione Delfino a Madonna delle Grazie.

Aeham Ahmad nasce nel 1988 a Yarmouk, campo profughi palestinese alla periferia di Damasco, in Siria. Diplomatosi al Conservatorio, conosce la violenza della guerra e come reazione porta il suo pianoforte per le strade, tra le macerie, suona le sue composizioni, per due anni. … «Stavamo suonando una canzone tra le rovine di Yarmouk insieme a molti bambini fino a quando un cecchino ci ha attaccato e ucciso uno dei bambini ... I soldati hanno bruciato il mio piano, e quello è stato il momento in cui ho deciso di andarmene».
Fugge attraverso la rotta balcanica ed ora vive in Germania, rifugiato politico, con moglie e figli che finalmente lo hanno raggiunto. «... questo CD è dedicato alla mia gente che vuole vivere in pace ma non ha voce».
«Mio nonno è fuggito dalla Palestina in Siria e anche la terza generazione non ha mai ricevuto un passaporto: siamo ancora rifugiati. Ora molti rifugiati stanno fuggendo di nuovo perché a Yarmouk non sembra esserci futuro. Yarmouk sta piangendo».
Studia musica classica ma «...L'entusiasmante sfida a suonare il pianoforte in stile occidentale e cantare le mie canzoni in arabo con le tipiche curve e melodie crea un'atmosfera musicale molto speciale. Nei miei concerti suono un piccolo miscuglio delle mie melodie classiche preferite». Sorride contento Aeham Ahmad per gli applausi e la partecipazione del pubblico!

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