di Costanza Lerda

Paolo Borrometi, giornalistaPaolo Borrometi è un uomo con la schiena dritta. Un giovane giornalista e scrittore, di 35 anni, siciliano. «La mia vita è un inferno abitato da molti demoni e pochi angeli, che sono i carabinieri della scorta».

Convive con la scorta dal 2014, perché colpito da continue minacce di morte da parte di boss mafiosi, per il suo impegno nel testimoniare fatti di corruzione e storie di resistenza civile.
Consapevole di quanto gli costi in termini di libertà personale, costrizioni, rinunce. Allo stesso tempo sa di svolgere il suo mestiere con coscienza e con responsabilità.
Crede che l’informazione sia basilare perché «le mafie verranno sconfitte da un popolo informato e dall’impegno di tutti». Non si è mai pentito della scelta fatta e ritiene di aver semplicemente svolto il suo dovere di professionista e cittadino.
«Piango spesso e mi chiedo il perché, però quando torno a casa la sera... mi guardo allo specchio e vedo la mia coscienza pulita».
Dichiara che la fede lo sostiene in questo percorso. Lo dice sotto voce «perché la fede non deve essere strumentalizzata». Ha avuto un colloquio con papa Francesco che gli ha infuso «una forza morale che non mi ha mai dato nessun’altra persona». «Dopo la paura dell’attentato è arrivata questa visita come una carezza sul cuore nel momento più duro». Ritiene che «la cultura mafiosa nasce nei piccoli gesti e lì solo si può sconfiggere: nel fare il proprio dovere nella vita quotidiana».
Aggiungerei, in qualsiasi luogo ci troviamo a vivere e ad agire, tutti coinvolti.

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

Scroll Up