di Costanza Lerda

Dennis OgbeSiamo a volte spronati dalla determinazione di altri, incoraggiati ad osare! A tre anni Dennis Ogbe, in Nigeria, contrae la poliomielite, definitivamente paralizzato dalla vita in giù.

Quaranta anni fa, in quel paese, era un bambino destinato all’abbandono ed all’elemosina. Il padre non permette a questo figlio di diventare mendicante credendo che l’istruzione e l’educazione sarebbero state per lui la salvezza. Dennis è fragile ma testardo. I compagni lo prendono in giro, lo chiamano storpio. Non riesce a reggersi in piedi. Ha un solo amico che crede in lui e che non gli permette di scoraggiarsi del tutto.
Dennis si convince che potrà comunque dimostrare la sua forza. Si allena, sviluppa muscoli potenti, riesce a recuperare in parte l’uso della gamba. Gli piacerebbe giocare a calcio, ma non può, può lanciare disco e giavellotto. È l’atletica l’alternativa alla sedia a rotelle.
Con il sollevamento pesi rafforza gli arti superiori. È questo un accorato inno alla vita, grazie a suo padre che non cede: «Credeva che in ogni disabilità ci fosse sempre un’abilità e mi ha dato l’opportunità di scoprire la mia».
Nelle Paralimpiadi di Sidney del 2000 viene notato da un coach statunitense e con una borsa di studio va negli USA. Studia e gareggia anche con atleti normodotati. Da quel momento trionfa una gara dopo l’altra fino a diventare recordman di lancio del disco.
Ora è cittadino americano. Dal 2010 Ogbe è ambasciatore per una campagna delle Nazioni Unite finalizzata a promuovere l’immunizzazione, grazie alla quale si può sconfiggere la polio.

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