di Costanza Lerda

Operazione ColombaSono giovani, frequentano brevi corsi formativi, spinti soprattutto da grandi valori ideali. Si possono incontrare in situazioni rischiose, dai campi profughi a sperduti villaggi, a spartire la vita,...

la fatica, le difficoltà, i rischi della gente che lì è nata e vi abita. Ma sono anche lì a condividere le loro lotte e speranze per il futuro. In questo modo invitano noi che li conosciamo, a partecipare ai loro sforzi, ad appoggiare le loro fatiche.
Parlo dei giovani dell’Operazione Colomba, attivisti nonviolenti dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi. Non a parole stanno con la gente con cui scelgono di vivere: se non c’è acqua, fanno la doccia ogni tre o quattro giorni (come in Palestina). Se è pericoloso, vivono nelle loro stesse case e accompagnano i leader delle comunità indigene nei loro spostamenti, come in Colombia. Sono con i più deboli.
È individuale la decisone di andare in quei luoghi e di rimanervi, il volontario deve sentirsi sicuro dove opera. Nei corsi formativi si esercitano con simulazioni, decidono a quale progetto aderire. A ciò aggiungono una breve formazione specifica, di conoscenza del luogo, immediatamente prima della partenza. Inizialmente il loro impegno è per tre mesi con la possibilità di proseguire. La nonviolenza vince nei posti dove sono impegnati.
Sono in Libano nei campi profughi dei siriani fuggiti dalla guerra, in Palestina e in Colombia. In Albania, grazie alla presenza costante sul territorio, intervengono nel contesto delle vendette e delle faide familiari. Piccoli passi verso la Pace.

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