di Costanza Lerda

I Figli del giaguaroI Kichwa, Figli del giaguaro, sono un popolo indigeno dell’Amazzonia. Sfruttati nei lavori agricoli dagli Spagnoli, dopo l’indipendenza sono l’esercito e i commercianti a commettere abusi.

La loro vita ed economia si è sempre sviluppata a stretto contatto con la foresta, fonte di materie prime per la sopravvivenza (soprattutto manioca) e da cui trarre anche i rimedi per curarsi. Coltivano pure banane, cacao, caffè, fagioli integrando la dieta con selvaggina e pesce.
La foresta è considerata un essere vivente con cui rapportarsi con semplici riti, nei quali si entra in contatto con il cosmo e con Dio, datore della vita. Negli anni settanta del secolo scorso iniziano una prima battaglia - vinta nel 1992 - contro lo stato per rivendicare il diritto alla loro terra, fondando il centro Alama. Arrivano in seguito imprese per l’estrazione del petrolio, appoggiate da esercito e governo. Nel 1989 riescono a espellere la prima impresa petrolifera. Nel 1996 sono le donne le protagoniste della lotta. Si accampano con i bambini nella zona dove un’impresa argentina cerca il luogo migliore per l’estrazione. Il Centro Alama avvia una battaglia internazionale contro lo stato. Gli estrattori dell’oro nero cercano di corrompere gli indigeni con regali e usano violenza e tortura. Nel 2012 il processo, in territorio indigeno. Sono i piccoli a trionfare: la Corte dà ragione al popolo Kichwa.
I “Figli del giaguaro”, poche migliaia di persone, riescono a fermare l’avanzata delle imprese, proteggendo l’amata “Selva Vivente” e salvaguardando la propria vita da attacchi ed abusi.

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