di Enzo Bianchi

Vuoi onorare il corpo del Salvatore? Non trascurare la sua nudità. Non onorarlo in chiesa con vesti di seta, mentre lo lasci fuori intirizzito dal freddo e nudo. Colui che ha detto:

«Questo è il mio corpo» e che con la sua parola ha confermato il fatto, è lo stesso che ha detto: «Mi avete visto affamato e non mi avete dato da mangiare» e «Ciò che non avete fatto a uno di questi più piccoli, non lo avete fatto a me». Il corpo di Cristo che sta sull’altare non ha bisogno di mantelli, ma di un cuore puro; quello che sta fuori, invece, ha bisogno di molta cura.
Gli affamati, coloro che, se non saziati, rischiano di morire, sono per i cristiani non solo il “sacramento” di Cristo, ma i “vicari di Cristo”, come li definiva il medioevo cristiano. Proprio su questa misericordia corporale si gioca la salvezza delle nostre vite di credenti. Il giudizio avviene qui e ora per ciascuno di noi, quando di fronte all’affamato siamo chiamati a sentire tutta la nostra responsabilità di fratelli in umanità: se non condividiamo il cibo con lui, diventiamo assassini, siamo come Caino che ha negato e ucciso il fratello.
Testo estratto dalla relazione:
http://www.monasterodibose.it/fondatore/articoli/articoli-su-riviste/10142-dare-da-mangiare-agli-affamati

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Nessuna verità
riuscirà a produrre
effetti benefici in voi
se questa stessa verità
non vi pervade...

L’essere umano più felice
è senza dubbio
colui che sente
la maggior parte di cose
interiormente
e da esse si lascia
illuminare, saziare, colmare.

Tanto è vero che è l’amore,
questo slancio
che viene dall’interno
e che dà senso
al mondo intero,
a condurre
alla conoscenza autentica.

François Garagnon,
Terapia per l’anima,
Paoline 2010.

 

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