di Martino Pellegrino

Diventare anziani è una legge di natura; diventare vecchi può essere una poco assennata scelta, e non è una fatalità. Chiariamo: i vecchi sono quelli...

che hanno tirato i remi in barca - purtroppo qualcuno di loro ha solo vent’anni. Gli anziani hanno l’età che hanno, settanta, ottanta, ma non sono vecchi di cuore.
Ciascuno di noi saprebbe completare con nomi e cognomi la seguente tabellina: i giovani giovani e i giovani vecchi; i vecchi vecchi e i vecchi giovani, che conviene chiamare anziani.
Il vecchio comincia a invecchiare dalla testa e dal cuore, quando smette di sognare, di programmare, quando vive di rimpianto del bel tempo che fu e si è arreso su tutto. Per lui Il presente è morto, il futuro non nascerà più.
Lasciamo ora alla loro rassegnata malinconia i vecchi (ma auguriamo loro di “convertirsi”) e ammiriamo gli anziani.
Primo flash: lei aveva 75 anni, lui 79: lei tagliava in due la mela e immancabilmente la dava metà a lui, che non parlava più, ma le regalava un sorriso. Lo fanno anche i ventenni innamorati, magari con una rosa.
Secondo flash: il celebrante sta distribuendo la comunione: un vecchietto arranca nella navata, ma una coetanea gli si avvicina, lo prende sottobraccio e lo accompagna fino alla balaustra, intanto che fa segno al prete di aspettare.
Terzo incantevole flash: una coppia decide di tenere un corso di agricoltura per emigrati e mette a disposizione il campo. Il corso procede alacremente, i risultati arrivano. Che età ha questa coppietta intraprendente: trenta? cinquanta? sessanta? Sbagliato: oltre la settantina.
Viva gli anziani giovani.

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