di Silvia Micioni

"Non mi toccare"Ora è lì, davanti a lei. Lo vede, lo riconosce anche nella sua corporeità dopo che lo aveva perduto. Può trattenerlo. Può abbracciarlo, toccarlo. È lì. Il suo Signore, il suo Maestro. Rabbunì.

La gioia è indescrivibile tanto che Maria non vorrebbe finisse mai quel momento.
Maria non vuole lasciarlo andare. Vuole trattenerlo. Vuole toccarlo.
Noli me tangere. Questa è la risposta di Gesù. «Non mi trattenere...non mi toccare».
Ancora una prova per Maria. Proprio ora. Proprio adesso.
Lui è lì, ma le impone distanza, distacco.
Perché?
No, Gesù non teme di essere toccato da Maria.
Gesù non appartiene a Maria.
La frase di Gesù risuona fredda e a fatica la si può comprendere. Ma se solo si riuscisse a capirla, ad interiorizzarla potrebbe diventare modello di ogni relazione vera: “Non mi trattenere!”.
È cardine per ogni rapporto umano. Non trattenere l'altro significa averne cura, salvarlo, preservarlo. Tenerlo alle volte lontano da danni fisici o morali.
Un insegnante non deve trattenere un alunno, un genitori non deve trattenere un figlio, non è giusto trattenere una persona che non ti appartiene.
Il "non trattenere" preserva l'altro. Preserva il prossimo, gli permette di fiorire, di sbocciare, di crescere, di... puntare al cielo.
Ogni persona è sacra e va preservata. Non posseduta. Non trattenuta.
Ma Gesù non lascia Maria con questa "ammonizione", Gesù le dice «Vai!», "Vai a dire a tutti che sono risorto!".
Il non trattenere permette anche a Maria di poter lasciare spazio dentro di sé, di non rimanere ferma al sepolcro... per andare oltre, per camminare, per annunciare, per ricominciare.
Noli me tangere: il nocciolo delle relazioni durature. Eterne.

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