di Silvia Micioni

Amore con disabilità“…che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15,12). Quello che mi colpisce di questo Vangelo, di questo comandamento è che Gesù non dice amatevi quanto Io vi amo. Gesù dice come Io vi amo.

Naturalmente, Gesù non può dire “quanto” perché sarebbe umanamente impossibile amarsi come lui ci ama. Il suo è un amore immenso, disinteressato, gratuito. Un amore che ha come espressione più alta il perdono, anche di fronte alla morte di croce.
Per “deformazione professionale”, in quanto docente di sostegno, mi piace pensare che il nostro sia un amore “con disabilità”!
Sì, è un amore incompiuto, ma meravigliosamente imperfetto. Un amore artigianale che, per maturare, ha bisogno di concretezza, regole e mani che lo lavorino quotidianamente.
E i principi per realizzare questo amore si trovano in quel “come”. Amarsi gli uni gli altri, amare le persone una ad una, lì in carne e ossa davanti a noi. Amare il prossimo non quanto, ma come Gesù significa: saper lavare i piedi dell’altro, abbracciare i bambini, aiutare gli altri nella sofferenza, toccare la carne ferita, senza paura, non mandare mai via nessuno, saper perdonare e ricevere il perdono.
È questo l’amore che ci obbliga a diventare grandi, è questo l’amore che ci obbliga a dare il meglio di ciò che possiamo diventare…
Un amore con una splendida e umana disabilità.

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