di Elisabetta Civallero

Solitudine e vuoto...Immersi nel caos: così sembra trascorrere il tempo delle creature “superiori” dell’Universo. L’opera di Dio perfetta, l’uomo, fatta a sua immagine e somiglianza, corre, si affanna,...

apparentemente sempre in frenetica attività. Ma, spesso, senza meta, senza un valore che non sia quello economico, ed incontra il vuoto, “le vide”, e la solitudine. Non il vuoto da riempire e la solitudine che serve per riflettere, per ritrovare se stessi, ma il nulla. Perché? Si può trovare una risposta nel trionfo dell’individualismo, nella considerazione perenne dell’Io e non del Noi.
Non è sufficiente avere genitori, figli, marito o moglie, amici perché, in realtà, ognuno è solo. Ma non si sente tale se considera l’altro, chiunque esso sia, un compagno di viaggio su una strada non facile. Anzi, a volte, impossibile se lungo il cammino manca la guida per eccellenza che è la presenza di Dio. È lui che non molla mai la presa di chi si aggrappa con fede.
Ecco quindi persone, anche anziane, sole, ma non riflesse su se stesse. Con la serenità della gratitudine, sapendo che ogni giorno è un dono. Che conoscono il significato del non sentirsi tali, perché con la preghiera, con il sorriso, continuano a essere protagoniste in questo esilio terreno.
“Solo et pensoso i più deserti campi vo mesurando” (F. Petrarca, sonetto del “Canzoniere”) … Non con lo sguardo rivolto verso il basso, verso la terra, ma verso te, o Padre, e mi sento immerso nell’infinito.

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