di Silvia Micioni

Come uno strumentoÈ opportuno credere alla costruzione del "giorno per giorno" fatta di momenti di soddisfazione e di fatica. Perché è lì che ci si può spendere. Lì, infatti, si può dimostrare che si ha la forza di restare,...

le ossa per provarci, le mani per tenersi, e perché no? Le dita per suonarci... come i musicisti che studiano, studiano, studiano. Si fermano per ore, giorni, anni... per cercare quel suono perfetto, quell'armonia giusta.
Anche la fede, come la musica, va coltivata e accudita costantemente. Si può paragonare il rapporto con Dio al rapporto con uno strumento musicale.
Lui è sempre lì, sempre lo stesso, proprio come uno strumento che non cresce mai. Siamo noi invece che cresciamo, per cui il rapporto deve cambiare, se non vuole “morire”. I primi anni forse è più un compagno di giochi, si sta come due bimbi felici, si scoprono le meraviglie del mondo... Poi diventa fratello maggiore che ti guida con la sapienza di chi sa più cose, di chi ha esperienza, di chi cerca di evitarti gli errori...
In seguito, però, credo debba diventare anche figlio, sì, è quasi assurdo da dire. Ma Dio per noi diventa figlio, nel senso di "anima del mondo", una cosa tenera e meravigliosa che nasce da noi, dalla nostra ricerca e che dobbiamo prendercene cura, che dobbiamo proteggere e vivere con ogni respiro, ogni gesto, ogni abbraccio... È figlio nel povero, nel migrante, nel malato, nel carcerato, è figlio in chi soffre e in chi fatica.
Figlio sì, ma anche Padre che non smette mai di amarti... anche quando non lo si vuole, lo si rifiuta, lo si abbandona.
Siamo noi a dover scegliere e a dover fare: abbiamo una vita per riuscirci.

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