di Silvia Micioni

Accogliere l'handicapIo non so se tu mi ascolti, se mi guardi e mi riconosci. Non sono in grado di capire se quando il mio sguardo incrocia il tuo, riconosci in me una persona che si prende cura, in qualche modo, di te.

Ogni tanto mi chiedo se mi apprezzi, se è giusto come mi muovo, come ti tocco, come ti sorrido. Se parlo troppo forte o troppo piano, se sono troppo invadente o troppo distante, se vuoi essere abbracciato o lasciato in pace. Io non so se quando ti arrabbi è per colpa mia o è perché hai mal di pancia. Non so se ti offro troppi stimoli o se non bastano le attività da proporti. So di conoscerti poco e certamente di non viverti 24 ore al giorno e so che la disabilità in casa non smette di farlo. Amarti nella diversità
E allora, vorrei essere per te il termometro della vera accoglienza, vorrei essere la scuola che davvero include, il luogo accessibile, i parchi giochi, i piccoli grandi gesti…
Non so se sarò in grado di farlo. So solo che da quando ti conosco ho deciso di pensare all’inclusione come non a qualcosa che manca, ma a qualcosa che c'è ed è davvero per tutti. Inclusione è gesto, parola, opportunità, possibilità e alternativa.
E se “l’alternativa” è il tuo grande sorriso allora ci racchiude già tutti.

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