di Silvia Micioni

Deserto ... stareMai come ora il deserto quaresimale è così reale.
Quest’anno siamo costretti a viverlo rinunciando alla nostra quotidianità, alle nostre abitudini, in parte alle nostre certezze.

C’è silenzio e sgomento.
C’è chi lo vive con il pensiero costante per le famiglie lontane.
C’è chi, come gli insegnanti, con la mancanza degli alunni, anche e soprattutto di quelli che non è possibile raggiungere con la “didattica a distanza”, degli alunni con grave disabilità che del contatto fisico e della coccola fanno una forma di comunicazione essenziale. A volte l’unica.
Nel deserto di questi giorni rinunciamo anche ad abbracci, baci e carezze.
Però in questo “deserto” dobbiamo stare e restare.
Anche Gesù nel deserto c’è stato.
Lo Spirito Santo spinge Gesù nel deserto, un luogo spento, in ombra, una terra colma di tentazioni e di prove, dove è facile separarsi da Dio.
Lo Spiritolo aveva condotto perché il deserto non riecheggiasse soltanto di assenze, ma ospitasse anche solo una Presenza, la sua; perché il deserto non fosse solo luogo di morte, ma si convertisse, anche lui, alla vita.
So che possiamo starci allora nel deserto, perché c’è Lui.

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