di Elisabetta Civallero

Giù la mascheraOggi si ride! o meglio, si deve ridere.
Una festa, un ballo, un party (pensiamo al pigiama party) sono veramente eccitanti se i presenti sono mascherati!

Se non siamo in possesso di costumi, ne troviamo a gogò: di ogni tipo, di ogni categoria, di ogni genere a noleggio nei negozi specializzati. È l’imbarazzo della scelta: una meraviglia! Poi …, via nella mischia dove, alla fine, uno non riconosce l’altro. Veramente bello.
Però, che cosa c’è di diverso, ad eccezione della ricerca del divertimento e della spensieratezza, da una giornata “normale” della vita?
Qui, sicuramente, l’assenza di preoccupazioni è un optional che non si apprezza mai abbastanza, ma quante maschere si cambiano nell’arco delle ventiquattro ore!
Ognuno di noi, “Uno, nessuno, centomila” (Pirandello), rischia di perdere la propria identità.
Per fortuna, esistono la psicologia, la psicoanalisi, la psichiatria … Spesso, manca l’amico, quello vero, che, in un colpo solo, sostituisce tutto: ti ascolta, ti corregge, ti consiglia, ti vuole bene.
Quante volte si indossa la maschera del cristiano, magari per andare a Messa e poi uscire senza neanche sapere chi si è, senza considerare l’altro come fratello, proprio come a un ballo in maschera dove si riconosce nessuno.
Nella relazione con Dio, anche solo durante una preghiera, non esistono scelte o possibilità. Ci sono io con le mani vuote, con una coscienza che non posso mascherare e con un sorriso di riconoscenza.

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