di Silvia Micioni

Handicap: le creature più belleAvevo un alunno dagli occhi color ghiaccio. Ogni tanto correvano di qua e di là, lo vedevo muovere la testa per cercare di rincorrere suoni che solo lui sentiva. A volte “la mia musica” si incrociava...

con quei suoni e allora era una bellissima la sinfonia... Quando entrava nel suo mondo l’unica cosa da fare era dargli una matita perché potesse farla correre su un foglio e disegnare cose pazzesche.
Avevo un’alunna bellissima, molto dolce. La sua voglia enorme di imparare nonostante le difficoltà, nonostante dicevano “non fosse all’altezza”, l’ho sempre trovata encomiabile.
Avevo un alunno simpatico, curioso, buono, impegnato. A volte le sue dita e la sua testa si muovevano molto velocemente. “È il mio cervello che lo fa, non sono mica io!”, si affrettava a dirti. Fiero e orgoglioso della sua città, della sua famiglia, dei suoi amici. Sapeva apprezzare il bello attorno a sé.
Avevo un’alunna “nata pronta”, nata pronta, come diceva lei, ad affrontare e ad accogliere qualsiasi cosa: anche la sua disabilità. E il suo sorriso non le stava più nel volto per quanto era felice della sua vita!
Avevo un’alunna precisa e costante, a volte la voce non usciva proprio di bocca, non le andava di parlare, ma era lì presente nel suo silenzio. E in musica quanto sono fondamentali le pause?
E poi c’era lui, la bontà fatta a ragazzo, una panciona colma di dolcezza. Nessuna parola usciva dalla sua bocca, solo qualche vocalizzo incomprensibile. A volte si arrabbiava per cose che non sempre era possibile capire, ma il sorriso alla fine della “tempesta” ti faceva sciogliere in tanto amore…
A tutti gli alunni che ho avuto, che ho e che avrò:
«Signore, permettimi di guardarli sempre come le creature più belle e perfette della terra…».

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