di Elisabetta Civallero

Gratitudine, dare gloria a Dio!Una cara amica si trasferisce, per motivi di famiglia, in una città lontana. Lascia il paese, ma soprattutto la Parrocchia dove, tutti i primi lunedì del mese, partecipava all’ora di adorazione...

che si tiene ormai da più di trent’anni. Si è in pochi, ma al buon Dio andrà bene lo stesso.
Comunque, lei parte e ci sentiamo regolarmente prima di iniziare per recitare insieme un Pater – Ave – Gloria e un Angelo di Dio.
Questo mese si raccomanda di ringraziare perché ha trovato casa e di pensare a tutti quelli che una casa non ce l’hanno. Così, si medita sul brano del vangelo secondo Luca (17, 11-19) nel quale dieci lebbrosi sono stati purificati, ma soltanto uno, un Samaritano, uno straniero, ritorna per dar gloria a Dio. “Rendete grazie in ogni cosa perché questa è la volontà di Dio in Gesù Cristo verso di voi” (1 Ts 5,18). La mancanza di gratitudine è un peccato di egocentrismo, perché denota la totale indifferenza verso la cura e la mano attenta di Dio, nelle nostre vite.
È gratitudine condividere un’amicizia nella preghiera, nonostante la lontananza e, forse, anche Domenico Modugno aveva focalizzato l’essenza: “La lontananza sai è come il vento che fa dimenticare chi non s’ama”.
Allora: come possiamo dimenticare di dar gloria a Dio?

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