di Silvia Micioni

Il faro - AnconaCi sono molte cose che mi mancano della mia regione e che rivedo con piacere e stupore a ogni mio ritorno… la mia casa, le colline, il mare, gli ulivi…
Ma ce n’è una in particolare che ogni volta mi lascia...

senza fiato: il faro. Sì, il faro, dove da bambina andavo a giocare e da adolescente mi rintanavo con gli amici o in solitudine per guardare il mare e perdermi in ricordi, segreti e desideri. Il faro, dove è ambientato uno dei miei libri preferiti. Il faro simbolo della mia città natale. Il faro che aiuta le navi a orientarsi, a raggiungere il porto.
La luce del faro, che si riflette sull’acqua del mare, comparendo a intervalli regolari dietro alcune case del centro storico, è costante, sicura, eppure discreta.
Presenza ferma, ma non invadente.
Il faro è così essenziale.
Se mi fermo a pensare, capisco che io di fari nella mia vita ne ho avuti tanti e ne ho ancora. Fari fissi e fari “di passaggio” che hanno illuminato il mio cammino: i miei genitori, qualcuno dei miei insegnanti, qualche amico…
Ma c’è un faro che veglia sempre su di noi, luogo in cui rifugiarsi in ogni istante, “Luce che ci accompagna ogni giorno, ogni notte” e, mi piace pensare che “solo Lui è così”… Mio Signore, mio faro.

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