di Silvia Micioni

Valerio, soloRitorno a casa in treno. Mi siedo al mio posto: carrozza n. 9. Entrano tanti cappellini colorati, ora gialli, ora rossi. Il vociare aumenta sempre di più. Ora risate, ora richieste, ora lamenti.

È una classe. Una classe di quarta di una scuola primaria. Le maestre assegnano i posti e ogni bambino si siede con un panino al salame o al prosciutto: pronti per la partenza... E per la cena! Nel mio scomparto ci sono 4 bambini da un lato e dall'altro un bimbo seduto vicino a me. Uno inizia a farmi domande curiose, dopo un simpatico "mi scusi se la disturbo!". Si chiama Valerio.
Dopo avergli puntato una lucina laser sulla faccia, i compagni iniziano a prenderlo in giro. Valerio si lamenta, piagnucola... "Perché sono sempre solo maestra?". La risposta è fredda, ironica, scostante: "Eh… Perché?!". Valerio mi dice che è stufo.
Iniziamo a giocare a tris, poi mi propone di fare dei disegni. Sono disegni buffi e divertenti. Riesco a strappargli un sorriso... da un solo lato della bocca. È un sorriso malinconico, triste per un bambino di 9 anni.
La domanda di Valerio risuona senza risposta. "Perché sono solo?". Forse perché non è malizioso, non è furbo, non è sveglio come gli altri? Forse Valerio va male a scuola?
Eppure gli occhi curiosi di chi vuole conoscere, sapere, apprendere li ha. Valerio è aperto, cerca il contatto, vuole imparare. È gentile, educato. Valerio è semplice e diverso.
"Ti rendo lode o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli"... a ogni Valerio della terra. Grazie.

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