di Silvia Micioni

Maria, tu seiHo provato a scrivere di te. A scrivere chi sei.
Qualcosa di meraviglioso, altisonante.
Ho provato a scrivere di te,
con parole auliche e un linguaggio ricercato.

Ho tentato, scritto, riscritto, strappato.
Frasi interminabili, contorte che cercavano il meglio.
Ho provato a scrivere di te, di ciò che sei stata e di ciò che sei. Ho provato a pensare al meglio. Ho cercato disperatamente qualcosa di nuovo, di diverso, di “non detto”. Ho cercato di descriverti perché brillassi. Ho provato a scrutarti da occhi altrui, a sognarti da occhi a te più vicini rispetto ai miei, più degni.
Nei miei vani tentativi solo una parola emergeva di continuo, sebbene io cercassi di non ascoltarla perché “inflazionata”.
Una parola di uso comune eppure così dolce, così bella, così umile. Sì, una parola che proviene dalla terra, che è umana, che si fa piccola. Parola che si fa ombra per rendere significative le altre.
La parola “madre”. Non esiste definizione più bella.
Maria tu sei madre.

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