di suor Graziella Zocchi

Il 7 marzo a Cervasca, Cuneo: “A capo coperto”, omaggio alla donna; attraverso il significato dei suoi “copricapo”: velo o cappello che siano. Una scelta veramente originale e non banale.

Una lezione dotta sull’uno e sull’altro, ottimi brani musicali, eseguiti da giovani artisti per intervallare le testimonianze. Mi soffermo su due relative al velo: una giovane musulmana Haua e una suora, Rita Di Vora. Ambedue mi hanno colpita.
La giovane musulmana, che si rivela intelligente, spigliata e si esprime in un ottimo italiano dichiara che, se qualcuno volesse costringerla a portare il velo, non lo farebbe mai; è fatta così ma il velo è una scelta sua personale; le dice rispetto, riserbo, dedizione. Indossa una bellissima acconciatura che si addice molto al suo bell’ovale e ne è orgogliosa.
Suor Rita. Una friulana dal volto simpatico e sorridente; quando è entrata nella sua Congregazione, le nuove suore non indossavano più il velo ma andando in Albania per un campo con giovani della parrocchia, su richiesta dell’autorità albanese ha dovuto indossarlo. Una ragazza del gruppo le dice: «Perché non lo porti anche da noi? Hai paura di essere riconosciuta come suora?».
Certo che no; e da allora lo indossa; è diventato per lei un segno della sua consacrazione a Dio, di rispetto verso di Lui. Il velo è anche uno strumento di sobrietà (sotto il velo i capelli non sono molto esigenti e “ciò che risparmiamo è per i poveri” dice). Convinta, serena.
Certo si può insinuare “condizionate” che si credono libere. Ma sarà? E anche vero che nessuno sfugge ai condizionamenti. Nessuno. La nostra è solo sempre una libertà condizionata.

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