di Elisabetta Civallero

“Poi venne sera, poi venne mattina: un quarto Giorno. Dio creò i grandi cetacei e tutti gli esseri vivi guizzanti di cui brulicarono le acque, secondo la loro specie e tutti i volatili alati, secondo la loro specie.

E Dio vide che ciò era buono” (Genesi I, 21). Tutto era buono e si formò un gran fermento, perché ogni essere era utile nella catena della creazione. Fra i volatili alati ronzarono gli insetti e spiccò l’operosità delle api, instancabili raccoglitrici, impollinatrici, produttrici di un’ambrosia sublime scoperta ben presto da altre creature del Pianeta.
È perfetta l’organizzazione dell’alveare: compiti suddivisi, famiglia compatta, potere indiscusso finché tutto funziona bene, comunicazione chiara, lavoro intenso, ricerca instancabile, orientamento senza navigatore, percezione del pericolo causato dall’irrazionalità di altri esseri che, forse, si sentono dei.
Gli scienziati sostengono che le api, come tutti gli insetti, siano indicatori della salute di Madre Terra e che la loro scomparsa rappresenterebbe la fine.
Quando “Poi venne sera, poi venne mattina, il sesto giorno, Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza e abbia dominio sui pesci del mare e sui volatili del cielo, sul bestiame, su tutte le fiere della terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». E Dio vide ciò che aveva fatto, ed ecco, era molto buono!”.
Ma… il “molto buono” sta causando grossi guai e, contrariamente alle sorelle api, non costruisce, ma distrugge. Forse Dio, il sesto giorno era già un po’ stanco e ha dimenticato di fornire alla sua creatura una bella dose di umiltà? O l’ha dotata di quella qualità straordinaria che è la ragione che è scomparsa prima della sparizione degli insetti?
Chissà, non resta che confidare nella somma Sapienza, Bontà e Misericordia del Creatore.

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