di Silvia Micioni

Da un lato vedo la voglia dei giovani di partire, ma dall’altro dai loro occhi emerge una grande nostalgia… E poi, vedo madri che lasciano i propri figli alla ricerca di un lavoro.

No! Non per mancanza di amore… ma per garantire loro un futuro. Vedo nipoti “fuori sede” che non riescono ad arrivare in tempo per salutare i loro nonni… Vedo giovani che viaggiano, per scoprire se stessi e la loro via.
Da un po’ di tempo a questa parte mi interrogo molto su questa questione, anche se mi risulta difficile trovare una risposta. Spesso si fanno delle scelte per studio, e ancor più per lavoro, che comportano il fatto di dover stare lontani dalla propria casa.
La formazione è importante se non fondamentale, anche il lavoro lo è, soprattutto in un periodo come questo dove è faticoso trovare una strada sicura.
Ma gli affetti, la famiglia, gli amici lo sono altrettanto!
In questi momenti mi sento divisa e combattuta. Mi chiedo: “Cosa conta veramente?”.
Quanto tempo “perdiamo” lontano dai nostri cari? Alla fine, cosa resta?
Così penso a Gesù che non passava il suo tempo a casa, ma andava di villaggio, in villaggio…

“E capisco che, forse, anche lontani dal proprio mondo, gli obiettivi sono: conoscere nuove persone, intessere e coltivare nuove relazioni, mantenendo vive le esistenti, costruire quindi quel dialogo continuo che è la vita!”.

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