di Silvia Micioni

«Ma se io dovessi scoprire che il più piccolo di tutti, il più povero di tutti i mendicanti, il più sfacciato degli offensori, il nemico stesso è in me […] allora scompaiono amore e pazienza,...

allora insultiamo il fratello che è in noi, allora ci condanniamo e ci adiriamo contro noi stessi e se fosse stato Dio stesso a presentarsi a noi sotto quella forma sgradevole, lo avremmo rinnegato mille volte prima del canto del gallo». Questa riflessione dello psicanalista, K.G. Jungcolpisce particolarmente.
Capita spesso, infatti, di imbattersi in questa grossa contraddizione. Da un lato, la capacità di accogliere chi ha bisogno, perdonare chi ci ha ferito, amare gli altri; dall’altro l’estrema difficoltà ad accogliere le nostre fragilità, il rischio di vivere nei sensi di colpa, il non saper amarci e apprezzarci per ciò che valiamo, l’incapacità di chiedere aiuto quando ne abbiamo bisogno. Limiti, difficoltà, paure, sensi di inadeguatezza fanno anch’essi parte del nostro cammino ma non devono soffocarci e non ci dobbiamo condannare, perché quando siamo feriti, ammalati, poveri anche lì Dio assume le nostre fattezze e si stringe a noi in un abbraccio totale.

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

Scroll Up